Il Teatro dell’Istituto Bartolo Longo – 1922-1992
Abbiamo ricevuto in lettura la relazione tecnica ed operativa dettagliata inviata alla Direzione del Santuario dallo studio associato responsabile dei lavori di restauro, di adeguamento impiantistico e dell’arredamento del Teatro ubicato nell’Istituto Bartolo Longo restituita il 23 maggio alla sua funzione.
Si tratta di un documento molto interessante, che, nell’esplicitare tutti gli interventi sulla struttura, ne chiarisce gli aspetti tecnici, le modalità, i materiali usati, con le motivazioni dell’uso permettendo al lettore di rendersi conto delle complessità stesse dei lavori, condotti in modo da assicurare funzionalità, sicurezza, stile architettonico e gusto estetico.
La struttura fu realizzata intorno agli anni ’20 rispettando lo stile liberty, in voga in quel periodo: i lavori attuali si sono resi necessari per consolidarla dopo l’evento sismico del 1980. Alla vecchia struttura sono stati aggiunti due nuovi corpi di fabbrica per ospitare i camerini ed i servizi igienici, da far utilizzare sia dalla platea che dalla galleria.
Anche per il bar ed il foyer, aggiunti in questa fase di ristrutturazione, è stato rispettato lo stile originario. È stata, inoltre, realizzata una sala ingresso con biglietteria, bar e guardaroba ed anche una saletta riservata per accogliere ospiti di riguardo.
L’Istituto, come si sa, si trova nel centro storico di Pompei; di qui la preoccupazione di renderlo accessibile anche per il parcheggio delle macchine. L’intervento odierno ha realizzato anche questo, attraverso un collegamento interno dalla Via Ospizio con il cortile di rappresentanza.
La sala vera e propria offre una platea con 387 posti a sedere ed una galleria con 107 posti: 494 poltrone in tutto. È dotata di tre uscite di sicurezza, oltre all’ingresso principale e due secondari. Il palcoscenico si presenta ora tutto rinnovato, con una superficie di 120 mq.; allestita una sala regia, una sartoria e in più parti sono state messe in opera porte tagliafuoco e sistemi di sicurezza.
Siamo dinanzi ad un intervento quasi rivoluzionario rispetto alla situazione originaria, certamente legato ad una prospettiva ricca sul piano culturale e ricreativo.
Molto curata ed ammirata al momento della riapertura inaugurale è stata la nuova definizione architettonica, sostenuta, nell’aspetto decorativo dal marmo di Verona per l’ingresso e dai lampadari di vetro di Murano, con appliques coordinate.
Nel foyer sono stati collocati i due busti dei coniugi Di Costanzo e Mattiello (scultore S. Patti), oltre a due antiche consolle napoletane.
La relazione ci è stata inviata insieme ad uno stralcio, ripreso in fotocopia, “del resoconto annuale dell’Ospizio Pontificio educativo Bartolo Longo”, pag. 203, che riportiamo testualmente: “22 Ottobre – L’inaugurazione della Nuova Sala dei Convegni riesce veramente imponente, sia per la presenza dell’Em.mo Card. Augusto Silj, sia per la folla d’illustri intervenuti. Tutti hanno ammirato il discorso del Comm. Guerritore.
La giornata si è chiusa con un trattenimento poetico-musicale, nelle ore pomeridiane. Incancellabile resterà il ricordo d’una graziosissima scenetta comica eseguita dai più piccoli alunni, fra i quali destò maggiore ilarità il minuscolo protagonista Cecchino, di cui la scenetta stessa prendeva il nome”.
Il progettista dei lavori ed esecutore fu allora fratel Costanzo delle Scuole Cristiane e la decorazione del soffitto venne affidata al prof. Nicola Ascione di Torre del Greco.
Oggi, a distanza di settant’anni, il teatro ha ripreso gusto, ha richiesto un intervento tecnico a più voci, per esigenze e norme sopravvenute, ma rimane una testionianza del passato che vive nel presente e guarda con speranza ad un futuro migliore, che si svolga sotto le luci della ribalta.
*La Messa di Gloria di Gioacchino Rossini
A Pompei, il restauro del Teatro intitolato a “P. Di Costanzo – A. Mattiello” è stato inaugurato con la “Messa di Gloria” di G. Rossini.
Il Teatro inserito nel complesso del Santuario, si presenta come un vero gioiello, per la sobria funzionale eleganza e per l’ottima acustica.
Con i suggestivi Teatri della Pompei romana, con le annuali manifestazioni delle Panatenee, il Teatro “P. Di Costanzo – A. Mattiello” diverrà prezioso centro di attività teatrale e musicale, e quindi sociale, particolarmente per Pompei, per Napoli, per la Campania, ma anche, ne siamo certi, per tutta l’Italia.
È stata felice scelta quella di inaugurare il nuovo Teatro con la “Messa di Gloria”: per l’alta sacralità della composizione, perché la “Messa” è stata composta da Rossini a Napoli – allora capitale musicale d’Europa – ed a Napoli ha avuto la sua prima esecuzione, per la ricorrenza del bicentenario della nascita del Compositore, e di quella del centenario dell’Istituto Bartolo Longo.
Senza entrare qui in particolari musicologici, è da rilevarsi la grande importanza dell’esecuzione pompeiana anche per il fatto che l’edizione della “Messa” presentata dal direttore e musicologo Herbert Handt si basa sul materiale musicale che si ritiene fosse utilizzato da Rossini per la prima esecuzione.
Gioacchino Rossini (1792-1868) venne giovanissimo a Napoli, chiamato come compositore e direttore della musica e dei Reali Teatri di San Carlo e Fondo (oggi Mercadante).
È stata la presenza di Rossini a Napoli (1815-1822) fulgente periodo, con la creazione di nove opere per il Teatro – opere che hanno impresso un segno drammatico nuovo e geniale alla ormai inattuale “opera seria” – e con altre composizioni: tra le quali, appunto, la “Messa di Gloria”.
La “Messa di Gloria” venne eseguita per la prima volta nella napoletana Chiesa di S. Ferdinando (24 marzo 1820).
Così, di quella prima, scrive il Giornale del Regno delle Due Sicilie (31 marzo 1820): “Rossini si è mostrato dotto, grave, sublime compositore di una sua musica scritta per la messa solenne, cantata […]
Tra le bellezze originali di quella nuova composizione si annoverano quelle soprattutto della Gloria. Rossini immaginò che quell’inno immortale venisse cantato da un Coro di Angeli, lieti di annunziare la gloria dell’Eterno e la pace degli uomini.
Questo felice pensiero, reso fecondo da viva immaginazione e da profondo sentire, fu espresso con tanta sublimità, che i meno facili ammiratori del compositore pesarese, dovettero riconoscervi una delle felici ispirazioni che distinguono di tempo in tempo le opere de’ sommi ingegni”.
La “Messa di Gloria” – la prima musica sacra della maturità di Rossini – rappresenta, come ben sottolinea Philip Gossett, “uno degli esempi più raffinati della musica sacra italiana della prima metà dell’Ottocento”.
Il purismo accademico confonde spesso il concetto di “religioso” con quello di “liturgico”. Certo, la musica è ottocento, l’ottocento italiano vòlto al teatro: così egualmente “teatrale” è la musica del “Requiem” di Verdi.
Soltanto una errata concezione estetica può portare a credere che, in arte, il divino debba concentrarsi attraverso sistemi particolari. Nella “Messa” rossiniana il canto dell’anima si eleva a Dio in una forza stupenda e commossa.
Non è modo “liturgico”, ma è “fede” sentita alla maniera tipica del Compositore; ed è “religione” universale dell’uomo.
Bellissimo il Kyrie (Coro), la parte più vasta di tutta la composizione, nettamente tripartita col Christe, affidato alle due voci tenorili. Fascinoso il Gloria, in cui insieme con il Coro cantano i solisti, con i due temi contrapposti: gioioso, per i pastori, etereo, per gli angeli. Seguono il Laudamus (soprano), aria ben ardua per virtuosismo ed espressività, il Gratias, dove Rossini lascia l’impronta del suo genio nell’intervento del corno inglese accanto al tenore, il Domine Deus (soprano, tenore, basso), il Qui tollis (tenore e Coro), il Quoniam, dove ancora una volta splende il genio rossiniano nell’intervento del clarinetto accanto al basso, ed infine il finale fugato Cum Sancto Spiritu (Coro) – attribuito a Pietro Raimondi – dal risolutivo effetto.
Degna di ogni elogio è risultata l’esecuzione pompeiana della “Messa”. Bravissimi tutti: i solisti Anna Zoroberto (soprano), Antonello Palombi (tenore), Eugenio Favano (tenore), Maurizio Morello (basso); l’orchestra – Unione Musicisti Napoletani – e i suoi solisti (Visone, corno inglese, Russo clarinetto) ed il Coro Polifonico Januensis, guidato dal M° Luigi Porro. Ha diretto, con nobile rigore e tensione esecutiva, il M° Herbert Handt. (Autore: Bruno Cagnoli)