B.L. e la Nuova Pompei
San Bartolo Longo
*La maestosa fontana
*La Maestosa Fontana di acqua minerale in Valle di Pompei
Il Periodico il Rosario e la Nuova Pompei, fedele narratore per ventiquattro anni delle glorie della Vergine del Rosario, nelle sue pagine ha registrato pure tutte le vicende e i progressi di questa Città sorta all'ombra del Tempio, le vicende cioè e i progressi della Nuova Pompei; onde fin dall'inizio a questo Periodico demmo il titolo «Il Rosario e la Nuova Pompei». Sul principio cominciammo a parlare delle prime fermate del treno, dei casotti di legno per stazione, poi, dopo tanti sforzi, della stazione in fabbrica, e poi ancora dei nuovi Uffici qui sorti, Postali e Telegrafici, dell'incanalamento delle acque del Sarno, della Sezione qui istituita di Stato Civile, e finalmente della nuova Ferrovia Elettrica detta la Circumvesuviana.
Oggi il Rosario e la Nuova Pompei annunzia un altro fatto importante nella vita di questa Città: Il giorno 26 Agosto 1907 un grosso getto di acqua minerale è sgorgato improvvisamente in Valle di Pompei, e da esso la nuova Città si aspetta un novello rigoglio di vita industriosa e di benessere. Crediamo opportuno, per maggior intelligenza dei visitatori in generale e per gli scienziati in ispecie, di esporre i fatti e le circostanze che hanno preceduto l'avvenimento di questa esplosione di acqua minerale, la quale ha destato la curiosità e l'ammirazione dei paesi limitrofi, e fa accorrere ogni giorno centinaia e migliaia di visitatori.
*Gli strati geologici del Pozzo Artesiano
Nel 1900 il Conte Francesco De Fusco, figliastro del Commendatore Bartolo Longo, formò il pensiero che nella villetta della sua casa, posta nella Piazza della Nuova Pompei, trivellando il terreno col sistema dei pozzi artesiani, avrebbe probabilmente rinvenuta l'acqua zampillante per irrigare i suoi fondi.
A cinque metri di profondità, dopo lo strato di terreno vegetale, egli rinvenne dell'acqua latente, acqua che per altro si trova in tutto il sottosuolo di Valle di Pompei.
Sino a sette metri i lavori furono in un certo modo agevoli, perché sotto l'acqua latente vi era uno strato di lapillo dello spessore di quasi tre metri. Ma sotto il lapillo fu trovato un masso duro come pietra, che i Valpompeiani chiamano comunemente tuono, cioè il tasso, formato certamente dall'antica eruzione vesuviana di acqua bollente e cenere, e disteso come coltre mortuaria, su cui cadde quel lapillo che distrusse l'antica Pompei. Questo tasso o tuono forma uno strato impermeabile, e forte siffattamente da bisognare la punta del piccone per romperlo. E qui è bene far notare, che tutta la Nuova Pompei è fabbricata su questo tasso, giacchè presenta tale resistenza da incoraggiare gli abitanti a fabbricarvi sopra. Il trivello del fabbro perforò questo tuono, e poi penetrò il seno di una terra ferruginosa che si abbassava per altri tre metri.
dieci metri. Il Conte De Fusco reputava di aver vinto e superato i maggiori ostacoli; ma a trentaquattro metri di profondità fu trovato un secondo strato di lava vesuviana Giunti a quindici metri di profondità, si incontrò una difficoltà seria, cioè un masso enorme di lava vesuviana della profondità di nove metri. A poco a poco, con grande pazienza, si giunse a perforare anche questo enorme strato. Poi, a ventiquattro metri lo scalpello perforatore penetrò in un terreno vergine rossastro, e fu agevole giungere sino al fondo che raggiungeva, chi sa di qual secolo prima del 79, epoca della distruzione di Pompei.
E lentamente si cominciò a perforare questo secondo strato di lava durissima. Per buona sorte questa seconda lava era di soli quattro metri di spessore, e copriva un fondo di melma verdastra, la quale aveva una profondità di sei metri. Fu facile allora toccare il fondo della melma, ma la punta del trivello fu respinta bruscamente: aveva incontrato un terzo strato di lava vesuviana durissima. Passò del tempo anche per forare a poco a poco questo terzo strato di lava; e dopo due metri si trovò terra ferruginosa. E questa si profondava ancora altri dodici metri sotto. Sembrava oramai che corpi solidi e duri non avessero più ad ostacolare l'azione perforatrice del trivello.
Ma fu una disillusione, quando a cinquantotto metri e mezzo di profondità s’incontrò ancora un altro strato di lava preistorica. Finalmente anche questa fu perforata, e parve allora di aver raggiunto il fondo da cui dovesse zampillare l'acqua. Neppure! Si giunse sino a ottantacinque metri di profondità, ed allora cominciarono ad estrarsi arena, ghiaia, gusci di conchiglie fossilizzate, frantumi di stalattiti e pietruzze di silice durissima. I lavori duravano lenti e pazienti e non privi di difficoltà.
Il tubo di ferro introdotto nelle viscere della terra raggiungeva già la profondità di novantasei metri, quando il Conte De Fusco, e per una infermità sopraggiuntagli, e per la poca speranza oramai di un felice risultato, abbandonò l’impresa. Si coprì la bocca del tubo, che era a circa due metri dalla superficie del terreno della sua villetta, con una pietra di marmo e con terreno fu colmato pure il fosso.
*L’esplosione inaspettata dell’alto getto di acqua minerale
Dopo cinque anni dacchè erano chiusi ed interrati i lavori del pozzo artesiano, il Conte De Fusco, nel luglio del 1907, per proprio svago, pensò di utilizzare con una pompetta a mano, il deposito di quell’acqua latente, di cui più sopra abbiamo parlato, per innaffiare fiori ed aranci della sua villetta. Il giorno dopo la festa di S. Bartolomeo, lunedì 26 Agosto, mentre che il Conte si divertiva ad innaffiare con quella piccola pompa, s’intese ad un tratto un sordo rumore sotterraneo, che scosse gli animi di quanti eran presenti. Si fece attenzione.
Il rumore andava man mano aumentando d’intensità, fino a sembrare boati del Vesuvio. Furono pochi minuti di ansia, quando improvvisamente si sprigionò da quel tubo una maestosa colonna, imponente, d’acqua nera con cenere, terra, pietre e fin anche gusci di conchiglie, e con tale violenza da spingersi in aria oltre i dodici metri. La colonna d'acqua del diametro di tredici centimetri invase in pochi minuti tutta la villa, e minacciava di allagare le circostanti campagne e la Via Sacra.
Nel terrore che invase la famiglia del Conte e tutti i vicini accorsi, il primo pensiero ispirato dalla paura, fu quello di ostruire il pozzo, gettandovi pietre, terriccio, pezzi di ferro: ma fu inutile, perchè la forza impulsiva dell'acqua gettava fuori in aria e ferri e pietre e travi. Allora si pensò di chiudere quella bocca con pesante e resistente dado cilindrico di ferro, e propriamente con quello che serviva per la ribattitura dei chiodi di freno ai tubi di ferro. Ma esso non combaciava esattamente: rimaneva perciò libero qualche millimetro di spazio da cui si riversava una parte dell'acqua, la quale per altro era tanta da formare un pino altissimo di acqua, la quale impiegare una doppia ciurma di lavoratori che faticavano notte e giorno; e, questi dopo dodici giorni e dodici notti, arrivarono a costruire una grande vasca che raccogliesse l'acqua, e una serie di canali pel discarico di essa nel fiume Sarno.
*Il fenomeno incantevole
Dal giorno 17 di Settembre la sorgente porge ai numerosi visitatori uno spettacolo ammirevole. A intervalli dal tubo di emissione comincia a sollevarsi un pino altissimo di acqua, che, a mirarlo con l'occhio, oltrepassa i trenta metri, e si riversa in una pioggia brillante di conchiglie e di pietruzze frammiste ad acqua che nel cadere sembrano, ai raggi del sole, una pioggia di perle. Molti si trattengono parecchie ore, quasi come incantati, a godersi lo spettacolo, e ritornano nei giorni seguenti, senza mai saziarsi. Tale fenomeno dura pochi secondi, e la colonna d'acqua ritorna al suo stato normale che varia dai sei ai dieci metri di altezza sul grosso volume del primo giorno. Il curioso fenomeno si è rinnovato a intervalli quasi fissi, pei primi giorni di dodici minuti, poi di quindici, e ora di venti minuti.
*I numerosi visitatori dell'Acqua Minerale di Valle di Pompei
La voce dell'inaspettato evento è corsa come folgore: ed è stato un accorrere di numerose persone ad ammirare la novità del grandioso spettacolo. Sono venuti Professori di scienze geologiche per studiare gli strati, osservando pietre e conchiglie emesse nel primo giorno; Dottori in medicina e in chimica per studiare le virtù salutaridella nuova acqua; e tutti, anche i medici, ne bevono in abbondanza, nella speranza che debba produrre gran giovamento alla salute.
Tra i visitatori hanno dato il loro nome: il Prof. Francesco Bassani Direttore dell'Istituto di Geologia nella R. Università di Napoli; il Dottor Oscar Scarpa Prof. di Chimico-Fisica nella Regia Scuola Politecnica e Prof. di Chimico-Fisica nella R. Università di Napoli; il Cav. Dottor Vincenzo Gauthier Prof. di Farmacologia nella R. Università di Napoli e Medico perito igienista; il Dottor Agostino Galdieri Coadiutore all'Istituto di Geologia nella R. Università di Napoli; il Sig. Joan Borcea Conferentiar la Universitate di Iasi (Rumenia); il Dott. Antonino Lo Surdo dell'Istituto di Fisica Terrestre dell' Università di Napoli; il Comm. Antonio Rescigno Professore di Chimica e Consigliere provinciale sanitario di Salerno; e altri personaggi distintissimi, che in tutti i giorni qui assediano la magnifica fonte, e bevono a larghi sorsi l'acqua che all'uscita è limpida, freschissima e di sapore delizioso.
*L'analisi preliminare dell'acqua minerale di Valle di Pompei
L'Avv. Comm. Bartolo Longo e il Conte De Fusco invitarono tre illustri Professori di Napoli per fare l'analisi scientifica di quest'acqua, cioè l' Illustre Professoressa di Chimica Organica al Politecnico e Assistente all'Istituto Chimico della R. Università di Napoli, Signora russa Marussia Bakunin; il Prof. Commendatore Dott. Agostino Oglialoro -Todaro Direttore dell'Istituto Chimico della R. Università di Napoli, e il Cav. Uff. Francesco Arena Professore pareggiato e docente di Chimica, Microscopia e Batteriologia nella R. Università di Napoli, i quali vennero a Valle di Pompei con gli strumenti opportuni per fare i primi studi. Attinsero l'acqua alla sorgente, la portarono a Napoli nei Gabinetti Chimici dell'Università, quivi la studiarono accuratamente, e dopo un periodo di tempo ce ne dettero l'analisi.
Quest'analisi per ora è preliminare, perchè l'analisi definitiva sistematica richiede parecchi mesi. L'analisi preliminare dell'acqua minerale pompeiana fatta dai tre illustri Professori, ha dato il più soddisfacente risultato, facendo rilevare che quest'acqua sarà utilissima per bere, per bagni e per la cura dei fanghi; perchè essa ha quasi niente solfati, pochi cloruri, ed ha invece grande quantità di bicarbonati alcalini.
Dopo quest'analisi i Professori han dato già il nome all'acqua minerale di Valle di Pompei, dicendola:
Acqua eminentemente carbonica,
acidula-alcalina, ferrata,
bicarbonata calcica-magnesiaca.
L'analisi è la seguente:
«L'acqua viene emessa dal tubo di erogazione sotto grande pressione e con una immensa quantità di anidride carbonica libera. Perfettamente limpida e incolore, di grato e fresco sapore, viene fuori alla temperatura di 14 gradi, come l'acqua del Serino, nelle condizioni cioè indicate come le migliori dagli igienisti. Ha sapore acidetto piacevolissimo, arrossa le carte azzurre del tornasole, le quali, per disseccamento, ridiventano azzurre. Lasciata all'aria perde anidride carbonica e s'intorbida per parziale decomposizione dei bicarbonati di calcio, magnesiaco e ferroso, formando così un deposito, che sarà utilissimo per la cura dei fanghi. Raccolta alla sorgente, in recipienti che possono chiudersi perfettamente, si conserva limpida.
Lascia un residuo fisso di circa cinque grammi per litro, come la Ferrata di Castellammare, la Gurgitello di Ischia e altre rinomate acque minerali. Per scaldamento perde la maggior parte del carbonato di calcio, di magnesia e di ferro. Contiene pochi cloruri e molti bicarbonati alcalini, poca silice e fosfati, tracce di solfati e nitrati dopo concentrazione; negativa la reazione dei nitriti, dimostrata con tutti i reattivi la presenza di notevoli quantità di ferro. Si può essere sicuri, per la speciale qualità dell’acqua, che l’analisi sistematica completa dimostrerà la presenza di sostanze minerali interessantissime per gli usi terapeutici.
Dall’Università di Napoli, 19 Settembre 1907
Firmati: - PROF. MARUSSIA BAKUNINPROF. CAV. UFF. FRANCESCO ARENAPROF. COMM. AGOSTINO OGLIALORO».
*Benedizione della gran Fonte
Domenica 29 Settembre, giorno sacro all’Arcangelo San Michele, con l’intervento di autorità, scienziati, pubblicisti e grande concorso di ragguardevoli personaggi e nobili Signore, preceduta dal soave canto delle Orfanelle della Vergine di Pompei e da liete marce del Concerto musicale dei Figli dei Carcerati, è stata impartita la solenne Benedizione della grande sorgente dell’Acqua minerale di Valle di Pompei, dal Rev.mo Mons. Vincenzo Celli, quale delegato di Sua Ecc. Monsignor Arcivescovo Silj.
Questi, trovandosi lungi da Valle di Pompei, volle partecipare alla solenne cerimonia col seguente telegramma diretto al Commendatore Avv. Bartolo Longo:
Impedito benedire personalmente nuova sorgente minerale, delego fare mie veci Mons. Celli, esprimendo voto fonte meravigliosa sia apportatrice sempre maggiore prosperità eccellentissima famiglia proprietaria, accresca benessere decoro Città prediletta augusta Regina delle Vittorie.
MONS. SILJ
La lieta cerimonia fu riccamente illustrata con un applauditissimo discorso improvvisato dal valente Avvocato, nostro amico, il Cav. Francesco Auriemma.