Collaboratori del Santuario
Il Santuario > Pompei tra Cronaca e Storia
Nominato Vicario prende in nome del Papa del medesimo Santuario.
Alessandro Maria Carcano nacque a Roma il 2 maggio 1827.
Il giorno tredici di aprile 1890, il gran Pontefice del Rosario, Leone Papa XIII, prese possesso del Santuario di Pompei in persona del Vicario Monsignor Alessandro Av. Carcani, latore del Breve, che dà glorioso compimento agli augusti disegni dell'immortale Pontefice.
L’accoglienza preparata per la venuta dell’alto rappresentante dimostrarono l'importanza dell’avvenimento e la imperitura gratitudine nostra e di questi abitatori della nuova Pompei per l'atto notabilmente insigne compiuto dal Papa a gloria del Santuario dell'Augusta Regina del Rosario.
Al fausto ricevimento presero parte non solo i sacerdoti diocesani, e gli illustri Canonici di Scafati e di Torre Annunziata, ma molti forestieri, e numeroso popolo.
Quel giorno 13, domenica, ottava della Pasqua del 1830, giorno memorabile nella Storia del Santuario di Pompei, avvenne la lettura pubblica del Breve Pontificio in questo Santuario. Ciò che provammo nell'animo in quei momenti, non riusciamo a dire. Si cantò il Te Deum, e ben pochi potettero trattenere le lacrime di tenerezza e di consolazione. Per coincidenza, certo provvidenziale, quella mattina era venuto al Santuario un numeroso pellegrinaggio di Napoletani, con a capo il Sacerdote Errico Marano, inconsapevole di quanto era a succedere quel giorno. Iddio aveva voluto premiare la fede e la costanza de Napoletani nell'Opera di Pompei. Essi furono i primi ad accogliere la divozione della Vergine sotto il novello titolo; tra essi la Madonna di Pompei operando i primi prodigi strepitosi; ed essi ebbero la fortuna di ascoltare la lettura solenne di quel documento che dava splendido coronamento all'edificio religioso a cui da anni costantemente cooperarono.
Quale confermazione eloquente non ebbe in quel giorno la parola del Sommo Pontefice!
Il Breve diceva, che la fama dell'insigne Santuario si era diffusa dappertutto, e richiama numerose turme di fedeli pellegrinanti. E il pellegrinaggio Napoletano ivi presente, pareva dicesse: È vero! noi siamo prova e testimonianza fedele della verità di queste parole.
Anche al fervoroso sacerdote Errico Marano la Madonna
volle dare una soave ricompensa in quel giorno, premio meritato dalla sua fedeltà nei giorni di lotta e nei momenti burrascosi che ha traversato il Santuario. Egli colse in quel giorno, in una straordinaria consolazione di spirito, il frutto del suo fervore infaticabile e dello zelo apostolico speso a diffonderne le glorie.
Noi, nel momento della benedizione, umiliati sotto il peso di tanta gloria che la Madonna largiva all’0pera sua, effondemmo dal cuore una fervida preghiera di ringraziamento. Ricordammo alla Vergine tutti i presenti, tutti gli assenti, che tra mille traversie avevano serbato fede al secreto impulso da lei ispirato; e con vivo sentimento di gratitudine benedicemmo in cuor nostro alle passate tribolazioni, perché il Signore le aveva convertite in gaudio ineffabile.
Leggemmo in questa suprema gloria del Santuario il segno manifesto del gradimento divino, e proponemmo di ravvisare in ogni futuro dolore, in ogni altra possibile traversia, il segnale certissimo di nuovi trionfi pel Santuario della Regina del Rosario della Valle di Pompei.
*Mons. Edoardo Alberto Fabozzi
Attivo collaboratore di Bartolo Longo per le opere pompeiane e l’oratore ufficiale del Santuario. Settimanalmente si recava a Pompei per le confessioni alle suore e alle orfanelle e per la compilazione del bollettino “Il S. Rosario e la Nuova Pompei”, in cui comparvero numerosi suoi articoli talvolta anonimi, ma più sovente firmato dallo stesso Bartolo Longo. Diresse il bollettino pompeiano per trentaquattro anni, fino alla morte
Biografia
24 gennaio 1877 – 22 maggio 1935
Nato a Napoli il 24 gennaio 1877 - Battezzato il 28 gennaio 1877 nella Parrocchia di SS.ma Trinità alla Cesarea – Napoli (battesimo celebrato in casa); ricevette il Sacramento della Confermazione il 28 ottobre 1899 nella Parrocchia dell’Arenella;
Studio:
- Studi secolari – Liceo “Umberto I” – Napoli con il massimo dei voti - Studi Teologici – Seminario - Laurea in Teologia - Laurea in Filosofia – Roma - Ascritto al clero di Napoli come chierico esterno: 13 gennaio 1896 - Diaconato: 27 maggio 1899 – card. Giuseppe Prisco - Presbitero: 9 giugno 1900 – card. Giuseppe Prisco
Incarichi:
* Predicatore (abilitato 13 ottobre 1900)
* Confessore (esame 4 settembre 1905) dispensa per ascoltare la confessione delle donne nella sola chiesa della Cesarea (23 ottobre 1907) la pagella (6 novembre 1909);
* Collaboratore del giornale “La Croce” – Napoli
* Animatore della Cappella serotina alla Salute
* Membro dell’Almo Collegio dei Teologi – Napoli dal 1907
* Assistente dell’Opera giovanile S. Maria Avvocata
* Insegnante alla Scuola di religione per operai
* Fondatore insieme a d. Gaetano de Cicco la cappella di Piazza Confalone;
* Rettore del Santuario S. Maria della Pazienza alla Cesarea dal 1907;
* Fondatore del Circolo “Annibale Cesareo” – Napoli dal 1910;
* Fondatore del Circolo universitario “San Tommaso d’Aquino” – Napoli dal 1912;
* Abate del Santuario di S. Maria della Cesarea dal 1916;
* Assistente della FUCI dal 1912;
* Assistente delle donne dal 1916;
* Assistente della Gioventù Femminile dal 1920;
* Assistente della Gioventù diocesana di Azione Cattolica dal 1924;
* Allo scoppio della prima guerra mondiale Fabozzi soffrì dolorosamente per il tragico destino di molti dei suoi fucini e dei giovani che guidava spiritualmente. Li seguì con un fitto carteggio, ma li seguì anche materialmente nelle retrovie del fronte, ove si recò per incontrarsi e sostenerli in quei momenti di prova;
* Assistente degli Esploratori
* Membro della Commissione regionale per l’insegnamento religioso nelle scuole dal 1924;
* Socio onorario nell’Accademia Ecclesiastica per la sezione di Teologia dal 5.6.1930;
* Confessore in Seminario
* Docente in Seminario
* Canonico onorario della Basilica della Madonna del Lauro in Meta di Sorrento;
* Delegato Arcivescovile nelle scuole dello Stato;
* Canonico diacono della Cattedrale di Napoli (possesso 26.12.1924);
* Preposito dell’arciconfraternita dei Pellegrini;
* Tenne la commemorazione funebre di mons. Michele Zezza di Zapponeta il 28 giugno 1927;
*Terziario domenicano
Morì il 23 maggio 1935 nel primo pomeriggio, dopo dodici anni, i suoi resti mortali, furono traslati nella chiesa di S. Maria della Pazienza alla Cesarea in Napoli.
Autore: Articoli, fascicoli, volumi:
* In memoria di mons. Domenico Princi. Elogio funebre recitato nella chiesa della Cesarea, Napoli, 1902, Marchese, pp. 1;
* Alla pia memoria di Dom. Princi. Elogio funebre, Napoli, 1902, Tipi Marchese, pp. 1;
* Lo studio della Chiesa e la coscienza moderna. Discorso pronunziato nella parrocchia dell’Ascensione a Chiaia alla presenza dell’E.mo Signor Cardinale Giuseppe Prisco, Napoli, 1906, Tipografia Napoletana F. Ricciardi, [estratto da <<La Voce del Cuore di Gesù>>], pp. 1;
* La risurrezione di Gesù Cristo rivendicata dalla critica di Harnach e di Loisy, in Rivista “Scienze e lettere”, anno VII, gennaio 1908. pp. 317 – 327; febbraio 1908, pp. 417 – 432 [con Emanuele Murino];
* Le glorie del cuore eucaristico. Discorsi due, Napoli, 1911, Melfi e Joele, pp. 1;
* Panegirico di San Marcellino recitato in Piedimonte d’Alife il 2 giugno 1918, Napoli, 1918, Casa della Buona Stampa, pp. 1;
* Commemorazione dell’aspirante ufficiale Mario Foti, vicepresidente del Circolo “Annibale Cesareo”, Valle di Pompei, 1918, Scuola Tipografica Pontificia per i figli dei carcerati;
* Antica e nuova apologetica. Prolusione al corso di cultura religiosa tenuto nel Circolo cattolico universitario di Napoli nell’anno 1922, Valle di Pompei, 1922, Scuola Tipografica Pontificia per i figli dei carcerati, pp. 1;
* Il cristianesimo dinanzi alle opposte tendenze del pensiero italico: materialismo e neo-idealismo, Valle dei Pompei, 1924, Scuola Tipografica Pontificia per i figli dei carcerati, pp. 1;
* Elogio funebre di Suor Maria Ester, giovane provinciale delle Suore della Carità, recitato nella chiesa di Regina Coeli il 27 novembre 1924, Napoli, 1925, Tipografia F. Giannini e Figli, pp. 1;
* Elogio funebre di Bartolo Longo, detto nella Basilica Pontificia di Valle di Pompei nei solenni funerali celebrati sabato 6 novembre 1926, Valle di Pompei, 1927, Scuola Tipografica Pontificia per i figli dei carcerati, pp. 1;
* Nelle solenni esequie di S. E. Mons. Michele Zezza, patriarca di Costantinopoli, già arcivescovo di Napoli. Elogio funebre letto nel Duomo di Napoli il 28 giugno 1927, Valle dei Pompei, 1927, Scuola Tipografica Pontificia per i figli dei carcerati, pp. 1;
* Panegirico del B. Ghebre Michael recitato il 17 luglio 1927. Piacenza, 1927, Collegio Alberoni, pp. 1;
* Discorso per la prima messa solenne del sac. Erberto D’Agnese, Pompei, 1927, Scuola Tipografica Pontificia per i figli dei carcerati, pp. 1;
* Elogio per il solenne funerale del Fondatore dell’Opera Bartolo Longo nella Valle di Pompei, in “Il Rosario e la Nuova Pompei”, Anno XIV – Quadr. I, gennaio – febbraio 1927, pp. 17 – 33;
* Pompei. I. La catastrofe. II. L’antitesi; III. La risurrezione. Conferenza tenuta nel gran salone dei convegni il 4 marzo 1928, Pompei, 1928, Scuola Tipografica per i figli dei carcerati, pp. 1;
* Nella scuola italiana. Insegnamento dommatico. Pretese neo-idealistiche. Conferenza edita a cura della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, Roma, 1928, Editrice Studium, pp. 1;
* Il nuovo patto fra Chiesa e Italia. Sguardi retrospettivi e orizzonti nuovi. Conferenza tenuta nel Circolo Cattolico Universitario di Napoli, Napoli, 1929, Michele D’Auria Tipografo Editore Pontificio, pp. 1;
* Le glorie del cuore eucaristico, Pompei, 1929, F. Sicignano, pp. 1;
* Nel centenario benedettino. Il legislatore dell’anima e della civiltà. Commemorazione recitata nella R. Università di Napoli, Napoli, 1929, Michele D’Auria Tipografo Editore Pontificio, pp. 1;
* Discorso per l’inaugurazione del monumento alla contessa de Fusco nel Santuario di Pompei nel 13 febbraio 1930, Pompei, 1930, Scuola Tipografica Pontificia per i figli dei carcerati, pp. 1;
* Nel centenario di Aurelio Agostino. Le armonie di una vita e di un pensiero. Commemorazione tenuta nella R. Università di Napoli nella Sala De Sanctis, Pompei, 1930, Scuola Tipografica per i figli dei carcerati, pp. 1;
* Pedagogia cristiana e pedagogia laica, in “Rivista Scienze e Lettere”, dicembre 1930, pp. 305 – 317;
* La critica alla soluzione cristiana del problema del male in Antonio Aliotta, in “Rivista Scienze e Lettere”, febbraio 1931, pp. 3 – 20;
* Nella commemorazione del Concilio di Efeso, “Nova et vetera”, in “Rivista Scienze e Lettere”, agosto 1931, pp. 196 – 203;
* I fulgori della Medaglia Miracolosa. Nel primo centenario dell’apparizione alla Ven. Suor Caterina Labouré delle Figlie della Carità, triduo predicato nella Cattedrale di Catania, in Messina e in Milazzo, Pompei, 1931, Scuola Tipografica Pontificia per i figli dei carcerati, pp. 1;
* Discorso per l’inaugurazione dell’organo nel Duomo di Napoli, in “Rivista Scienze e Lettere”, gennaio 1932, pp. 3 – 18;
* Il culto del cuore eucaristico nell’ora presente. Discorso recitato in Roma, nella chiesa pontificia di San Gioacchino a’ Prati di Castello, il giorno 9 giugno 1932, Pompei, 1933, Tipografia di Francesco Sicignano, pp. 1;
* Christus rex, Firenze, Volume 1, 1933, Volume 2, 1933, Volume 3, 1934;
* Il cuore eucaristico nella luce di due centenari, Pompei, 1934, Tipografia di Francesco Sicignano, pp. 1;
* Fiamme e splendori del Cuore Eucaristico. Tre discorsi con prefazione di S. E. Mons. Angelo Bartolomasi, Pompei, 1934, Tipografia di Francesco Sicignano, pp. 1;
* Panegirico del B. Giuseppe Pignatelli della C. d. G., recitato nella chiesa del Gesù Nuovo nelle solenni feste per la beatificazione, Pompei, 1934, Tipografia di Francesco Sirignano, pp. 1;
* La visita a sette altari nella chiesa della Cesarea in Napoli, con le grandi indulgenze dei sette altari privilegiati di San Pietro in Roma, Napoli, 1935, Tipografia Gioventù Italiana, pp. 1;
Bibliografia:
* Pel novello sacerdote Edoardo Alberto Fabozzi. Discorso. 10 giugno 1900, Salerno, 1900, Stabilimento Tipografico Fratelli Jovane, pp. 1;
* In Bollettino Salesiano 50 (1926) p. 202;
* De Simone Giuseppe, La cultura cattolica nel Mezzogiorno, in <<Vita e Pensiero>> 17 (1931), pp. 355 - 360;
* In Bollettino Salesiano 58 (1934) pp. 307 – 308;
* in “Il Mattino”, del 25 maggio 1935;
* in “L’Osservatore Romano”, del 26 maggio 1935;
* “L’Avvenire” del 26 maggio 1935;
* in “Bollettino ecclesiastico dell’Arcidiocesi di Napoli, anno 1935, pp. 113 – 117, 212 - 213;
* D’Agnese Erberto, In memoria di Mons. Fabozzi, in “Bollettino Eucaristico dell’Arcidiocesi di Napoli” 22 (1935) n. 6, pp. 1;
* Marseglia Vincenzo, Discorso funebre per l’anima eletta di E. A. Fabozzi, Pompei, 1935, pp. 1;
* Di Jazeolla Corrado, Nel trigesimo della morte dell’Eccellentissimo Monsignore Edoardo Alberto Fabozzi, canonico della Metropolitana di Napoli, abate della Chiesa della Cesarea, avvenuta il 23 maggio 1935, Napoli, 1935, Stabilimento Industrie Editoriali Meridionali, pp. 1;
*Ricordando Mons. Fabozzi, in “Bollettino Ecclesiastico dell’Arcidiocesi di Napoli” 17 (1936) pp. 124 – 125;
* Leonetti Antonio, Mons. Alberto Fabozzi, canonico della Metropolitana, in “La Croce” 5 ottobre 1947, p.;
* Leonetti Antonio, Mons. Fabozzi, oratore-scrittore-sacerdote, in “La Croce” 12 ottobre 1947, p.;
* In “La Croce” 7 dicembre 1952, p.;
* Viglietti Vitale, Mons. Edoardo Alberto Fabozzi, in “La Croce” 17 aprile, 30.10.1960;
* Muller Giuseppe, Mons. E. A. Fabozzi. Ricordi. Napoli, 1960, pp.;
* Zitarosa Gerardo Raffaele, Mons. Eduardo Alberto Fabozzi scrittore, in Id. Tre benefattori, Napoli, 1967, Edizioni Bideri S. P. A., pp. 73 - 82;
* La Campania dal Fascismo alla Repubblica. Società, politica, cultura, a cura di Luigi Cortesi, Giovanna Percopo, Sergio Riccio, Patrizia Salvetti, I: Società e politica, Napoli, 1977, Regione Campania – Comitato per le celebrazioni del XXX anniversario della Resistenza, pp. 25, 199;
* Chiesa, Azione Cattolica e Fascismo nel 1931. Atti dell’incontro di studio tenuto a Roma il 12-13 dicembre 1981, Roma, 1983, AVE, pp.;
* Violi R. P., Fabozzi Eduardo Alberto, in “Dizionario Storico del Movimento Cattolico in Italia, 1860 – 1980, Torino, 1984, Vol. III/1, pag. 342;
* Viglietti Vitale – Muller Giuseppe, Edoardo Alberto Fabozzi, in “Campania Sacra”, Napoli, 1984 – 1986, 15 – 17, ed. M. D’Auria, pp. 341 – 343;
* Tabasco Luigi, Mons. Edoardo Alberto Fabozzi, (1877 – 1935), in La Congrega dei 63 sacerdoti sotto il titolo di S. Carlo Borromeo – Napoli, I nostri compagni di viaggio, Napoli, 1999, pp. 26 – 31;
* Orlando Pasquale, Storia del Capitolo Cattedrale di Napoli (sec. XX). II parte. L’episcopato del Card. Alessio Ascalesi, Napoli, 2003, pp. 72 – 82;
* Dovere Ugo, Dizionario biografico dei canonici della Cattedrale di Napoli. (1900 – 2000), Roma, 2015, Edizioni di Storia e Letteratura, pp. 96 – 98;
* Rivieccio Francesco, Fabozzi Eduardo Alberto 1877 – 1935, in Sito elettronico “Chiesa di Napoli”, Necrologio, mese di maggio, scheda, pp. 1 – 6.
* Scheda aggiornata al 13 giugno 2019
(di: Eduardo e Riccio Maria)
*Antonio Illibato
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Padre Enrico Buondonno è nato a Gragnano (NA) il 22.10.1912 vive nel Convento dei frati Minori di “S. Maria degli Angeli” di Nocera Inferiore (SA).
Intensa è la sua attività in campo della musicologia e del canto, compositore di opere a tema Mariano tra cui Ave Maria, Litanie Lauretane, Lodi, Canti ed Inni.
In occasione del cinquantesimo di Sacerdozio dalle pagine del periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei” del 21 luglio 1985, si legge: “Cinquanta anni di Sacerdozio di P. Enrico Buondonno, O.F.M.
Una vita dedicata al servizio del Signore, dando esempio di francescana semplicità nel mondo dell’arte musicale sacra e profana. Cade nell’ Anno Europeo per la Musica questa fausta ricorrenza che fa gioire quanti sono stati suoi colleghi e allieve nelle scuole e nei cori.
Consigliere Nazionale dell’A.I.S.C., maestro di musica per 30 anni nel Seminario Regionale Pio XI di Salerno, insegnante nei Conservatori di Cosenza e di Reggio Calabria, Vice Direttore presso il Conservatorio di S. Pietro a Maiella di Napoli, P. Enrico Buondonno gode tra i suoi colleghi ed allievi di una profonda stima, sacerdotale ed artistica.
Numerosi sono i suoi titoli di merito riconosciuti ad alti livelli.
Nota è la collaborazione che offre come direttore dei “Pueri Cantores di S. Chiara” presso il Teatro S. Carlo di Napoli e con la Radio e Televisione di diverse nazioni.
Padre Enrico Buondonno è profondamente legato alla Madonna del Rosario di Pompei.
Numerose e importanti, per la vita di questo Santuario, sono le occasioni che lo hanno visto collaboratore fine, efficace ed esperto nel campo musicale, occasioni dalle quali ha tratto ispirazione per esprimere in musica i suoi affetti verso la Vergine del Rosario e verso il suo apostolo, il Beato Bartolo Longo.
Riviviamo alcune date che testimoniano il profondo legame che unisce P. Enrico Buondonno alla storia del Santuario di Pompei.
- 11 novembre 1962. Inaugurazione del monumento a Bartolo Longo nella piazza del Santuario alla presenza del Capo dello Stato Antonio Segni.
Per l’occasione compone una “Cantica a Bartolo Longo” eseguita sotto la sua direzione dal coro composta dai Seminaristi, dagli Orfani e dagli Alunni delle scuole di Pompei.
- 23 aprile 1965. In occasione del restauro del Quadro della Madonna del Rosario, Padre Enrico Buondonno dirige nella Basilica di S. Pietro in Roma, alla presenza di Sua Santità Paolo VI, il coro costituito dagli alunni degli Istituti del Santuario. Per questa occasione compone “L’Inno del Rosario” (15 misteri), inciso poi su disco.
- 12 dicembre 1965. Benedizione del nuovo Seminario di Pompei.
Alla presenza del Cardinale Alojsi Masella, dell’On. Stefano Riccio, sottosegretario di Stato, e di numerose autorità, dirige una Schola Cantorum del Seminario Regionale di Salerno.
- 13 novembre 1080. Celebrazione per la Beatificazione di Bartolo Longo. Dirige la Messa a tre voci miste dedicate al Beato, da lui composta per l’occasione, ed eseguita dal “Coro Pompeiano” con la collaborazione all’organo del M° Enzo Marchetti. (R.N.P. 1985).
(Prof. Mario Rosario Avellino)
Il Maestro Enzo Scatragli è nato a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo, il 15 Febbraio del 1949.
Ha conseguito il diploma di orafo presso l’Istituto Margaritone di Arezzo e ha lavorato presso la “UNOA ERRE” di Arezzo come modellista e medaglista curando, nello stesso tempo, il lavoro di scultore e pittore, autodidatta, fino al 1977, data in cui esce dall’azienda orafa per dedicarsi prevalentemente alla scultura.
La prima opera pubblicata è del 1967, una Madonna con Bambino in marmo di Carrara, collocata presso il Villaggio del Giovane di Castiglion Fiorentino e, successivamente, un Crocifisso in cemento nero per la Chiesa della Madonna del Rivaio.
Da allora ha realizzato numerose opere pubbliche di carattere religioso.
Dal 1971 Scatragli ha esposto in innumerevoli mostre personali e collettive, sia in Italia che all’estero; tra queste ricordiamo quella a Roma, Palazzo Barberini, 1983 e, nel 1987, alla Galleria Senato di Milano.
A Roma Scatragli torna nel 1992, con una grande esposizione di scultura nella Sala degli Aranci del Complesso del S. Michele, nel Ministero dei Beni Culturali. La mostra, curata da Ferruccio Ulivi, Mario Guidotti e Claudio Strinati, fu patrocinata dai Presidenti della Camera e del Senato, dal Ministro per i Beni Culturali e della Regione Toscana.
Altre mostre personali: Arezzo, Sabaudia, Caprese Michelangelo, Pesaro, Castiglion Fiorentino, Ponte Buriano; inoltre a Lugano, in Svizzera, ed a S. Quirico d’Orcia, (SI), dove si tiene ogni anno una rassegna internazionale di scultori.
La serie delle mostre collettive inizia con le rassegne internazionali della medaglia d’arte (dal 1971 al ’75).
Nel 1975, 1976, 1977 è invitato da Mario Guidotti a “Forme nel Verde” a S. Quirico d’Orcia (SI), accanto ad artisti come Greco, Pomodoro, Cascella, Cappello e altri.
Nel 1977 espone ad “Arte e sport” a Firenze; nel 1981 a Ravenna (Biennale del Bronzetto dantesco) e nel 1983 a Roma /Sculptor Optimus).
Negli anni, ’85 – ’86 – ’87 ad Arezzo con il “Gruppo 85”.
Nel 1986 ad Arezzo con “60 anni di arte orafa Uno a Erre” e ad “Aurea Aretina”, due mostre del gioiello; la prima verrà poi portata, nello stesso, anno a Tokio.
(Prof. Mario Rosario Avellino)
Nasce a Castiglion Fiorentino, dove da bambino si diverte a plasmare figurine usando i mattoni in creta cruda che il padre, fornaciaio, porta a casa dopo il lavoro. A diciotto anni scolpisce a scalpello una Madonna alta un metro e novanta da un blocco di marmo donato da un prete e viene ricompensato con una striscia di marmo di Carrara da cui trae le sue prime opere, tra cui il Vecchio contadino. Dopo il diploma all'Istituto Professionale Orafi di Arezzo, lavora alla Uno a Erre, allora considerata la più grande azienda orafa del mondo, fino al 1977.
Negli anni settanta partecipa ad una serie di esposizioni e nel 1979 realizza il grande Crocifisso per Papa Giovanni Paolo II, che destina il dono alla Chiesa di San Tommaso d'Aquino.
La sua mostra del 1984 a Palazzo Barberini viene inaugurata dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Nel 1992 espone trentotto opere al Complesso monumentale di San Michele a Ripa Grande, sede del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla presenza dell'ex Presidente Amintore Fanfani, Francesco Sisinni, Ferruccio Ulivi, Mario Guidotti e Claudio Strinati.
Ispirato dall'arte orafa aretina e da scultori italiani come Manzù ed Emilio Greco, Scatragli è un esponente del moderno "realismo" che unisce influssi istintivi etruschi a elementi figurativi futuristici e avanguardistici. Si è dedicato anche alla realizzazione di numerose opere pubbliche, quali la "Crisalide" nello Scalone d'Onore del Senato della Repubblica a Roma, il Monumento allo Sport di Arezzo e il Monumento a Gino Severini a Cortona.
(Da: Vikimedia)
Mons. Salvatore Acampora
Era nato ad Agerola il 15 novembre 1938 (85 anni). Aveva circa dodici anni quando fu ammesso al Seminario Minore di Pompei (1950-1955), per poi completare la formazione filosofica e teologica al Seminario Maggiore di Salerno.
Fu ordinato sacerdote nel Santuario di Pompei il 29 giugno 1963 dal compianto Arcivescovo Aurelio Signora (61 anni di sacerdozio). Ha svolto diversi e delicati ministeri: Vice Rettore del Seminario Minore (nomina del 15 agosto 1963); Cerimoniere del Santuario (nomina del 15 settembre 1965); Economo generale del Santuario (nomina del 21 settembre 1970); Di rettore dei Centri Educativi del Santuario (nomina del 25 gennaio 1993); Membro della Commissione per i Beni Culturali (nomina del 25 luglio 1997); Responsabile del Meeting dei Giovani; Cappella no dei Centri Educativi “Sacro Cuore” e “Assunta Ponzo”; Penitenziere del Santuario; Rettore del Santuario (nomina del 21 ottobre 2009); Direttore delle Opere del Santuario (nomine del 12 luglio 2011 e del 28 aprile 2014); Membro del Consiglio di Amministrazione del Santuario. Nel novembre 1979 fu annoverato tra i Cappellani di Sua Santità. Il 9 agosto 2024 è ritornato alla Casa del Padre.
Grazie don Salvatore! Il messaggio affettuoso dagli ex del “Meeting dei Giovani” I sacerdoti di Pompei danno l’ultimo saluto a Monsignor Salvatore Acampora nella celebrazione delle esequie, presiedute dall’Arcivescovo Tommaso Caputo il 10 agosto scorso. Accanto Don Salvatore con i bambini accolti al Centro “Beata Vergine”. Infine in una foto insieme ai nipoti. “Sei stato giovane in mezzo ai giovani, durante i tanti meeting preparati insieme.
Ci hai insegnato l’umiltà, lo spirito di servizio, l’amore per la bellezza, dono di Dio e l’importanza della preghiera, centro della tua vita e forza del tuo instancabile cammino. Ci hai sostenuto ed incoraggiato con la pazienza ed il sorriso che ti contraddistingueva, tatuato per sempre nei no stri cuori ed oggi radioso più che mai per la visione del Signore Risorto. Grazie don Salvatore”.
*La nascita al Cielo di Monsignor Salvatore Acampora
A servizio di Dio e degli uomini
Venerdì 9 agosto 2024 ha celebrato a Pompei la sua pasqua terrena Monsignor Salvatore Acampora. Don Salvatore, così era noto a tutti, ha vissuto con passione e generosità il suo itinerario di vita sacerdotale nella cittadella di Maria e del Beato Bartolo Longo, lasciandosi piacevolmente coinvolgere dal carisma del luogo nello spendersi totalmente a favore di un’opera voluta da Dio.
Pompei, nella sua molteplice declinazione di santuario della fede, della carità e della preghiera, vero laboratorio di pace, di solidarietà e di promozione umana è stata il verbo da lui coniugato ogni giorno, non solo con le parole della fede, ma anche con le opere della carità. Nell’omelia e degli uomini pronunciata durante il rito funebre, l’arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo ne ha così tratteggiato la figura: «Egli sentiva profondamente la sua vocazione sacerdotale al servizio della Chiesa di Pompei, dell’annuncio della spiritualità del Rosario e delle Opere di carità, nella luce del carisma del Beato Bartolo Longo. Don Salvatore è stato l’immagine della disponibilità, della generosità e del garbo. Aveva uno stile di vita sobrio che coniuga va con una sensibilità verso l’arte (…).
Possedeva tutte le qualità del prete di Pompei. Lui abitava il Santuario. Trasferiva nel suo impegno le doti di una cordialità e di una naturale trasparenza che sono la porta d’accesso alla spiritualità dell’accoglienza, ovvero a quel cuore aperto che fa sentire di casa ognuno che varchi la porta del Santuario (…). Il carissimo Don Salvatore è stato un operaio umile, instancabile e prezioso di questo cantiere nel quale un posto privilegiato viene riservato ai sacerdoti pompeiani».
In tanti ne hanno voluto sottolineare l’affettuosità, la cordialità e la mitezza. Altri ancora, soprattutto gli ex alunni e le ex alunne delle opere pompeiane, lo hanno ricordato come un papà speciale. Don Salvatore è stato anche un insigne presbitero del clero di Pompei, un punto di riferimento per diversi sacerdoti. Personalmente, non potrò mai dimenticare il lungo tratto di strada fatto insieme, condividendo attese e speranze, progettando nuovi percorsi e nuove iniziative, sperimentando la fatica dei giorni, ma soprattutto la fraternità e l’amicizia.
Non si possono non condividere le parole di Monsignor Caputo che ha concluso così la sua omelia: «La testimonianza di questo sacerdote, innamorato della Madonna e del Beato Bartolo Longo, al servizio del Santuario di Pompei e delle sue opere di carità, ci parla di vita, quella vera. Ci riempie il cuore di gratitudine verso di lui e ci fa volgere lo sguardo al cielo, mentre lo affidiamo alla misericordia di Dio».
(Autore: Pasquale Mocerino)
Avvicinava i fratelli con
l’umiltà e la tenerezza
La nascita al Cielo di Monsignor Giuseppe
Rendina
(Di: Andrea Fontanella)
Un altro pezzo della storia della chiesa di Pompei è tornato
alla casa del Padre il 10 novembre 2024. A tutti noto come Don Peppino, il
carissimo Monsignor Giuseppe Rendina, nato a Pompei il 29 marzo 1929, era stato
ordinato sacerdote, il 4 aprile 1953, dall’Arcivescovo Roberto Ronca. Divenne
subito economo e vice-rettore del seminario di Pompei e successivamente
Rettore. Qualche anno più tardi fu pure Rettore del Santuario. Don Peppino era
una persona di poche parole, ma generosissimo di impegno nei vari uffici, che
ricoprì sempre con estrema dedizione. Sono stati molti gli incarichi ricevuti
durante tutta la sua vita sacerdotale, ma per tutti è stato il “segretario”.
Infatti ha servito consecutivamente gli Arcivescovi Aurelio Signora, Domenico
Vacchiano e Francesco Saverio Toppi, svolgendo il suo ufficio di segretario con
fedeltà, rispetto e discrezione, per quasi mezzo secolo, a tempo pieno, senza
limitazioni d’orario. «Mite, col sorriso dolce e accogliente, trasmetteva in
modo naturale l’immagine di chi cammina in punta di piedi nella vita, sapendo
però che diventa inarrestabile, per avvicinare a sé i fratelli e dare testimonianza
del Signore, il passo dell’umiltà e della tenerezza. Era per questo che don
Peppino lasciava tracce in chiunque lo incontrasse»: così l’Arcivescovo di
Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, ha tratteggiato la sua figura nell’omelia pronunciata
durante i funerali, celebrati in Santuario il 12 novembre. Per noi giovani
sacerdoti, che siamo cresciuti alla sua ombra, è stato un punto di riferimento
come memoria storica della Chiesa di Pompei. Sono state molte le occasioni e i
momenti di condivisione. Spesso amava raccontarci alcuni episodi poco noti
della sua esperienza, e i vari eventi vissuti accanto ai Pastori,
soprattutto in Vaticano per incontri istituzionali con i
Pontefici, da San Paolo VI a San Giovanni Paolo II. Vescovi e cardinali lo
ricordavano sempre con grande stima e rispetto. Questi suoi racconti hanno
certamente contribuito, per tanti giovani presbiteri, a far prender coscienza della
realtà ecclesiale pompeiana. Una Chiesa che
ha i suoi orizzonti lontani, ricca di contatti, tutti preziosissimi:
dai rapporti con figure di altissima responsabilità, fino alle persone più
semplici, che hanno a cuore la nostra Madre del Cielo, la Regina del Santo
Rosario. Più volte ho condiviso con lui e con Monsignor Toppi dei viaggi in
auto, impegnando il tempo nella preghiera del Rosario. Il sorriso sulle sue
labbra non mancava mai e aveva la battuta di spirito sempre pronta.
Vogliamo ricordarlo così, salutandolo con le parole del nostro
Arcivescovo: «Grazie don Peppino. Grazie per la tua splendida testimonianza,
per la fedeltà, la generosità, il silenzio, il sorriso, l’obbedienza, il
sacrificio, la fede! In Paradiso ti accolgano il Beato
Bartolo Longo e la più tenera tra le madri, la Vergine del Santo
Rosario di Pompei».
Sacerdote di Cristo dal cuore mariano
Sacerdoti come don Peppino
sono la gioia della Chiesa, perché riescono ad essere il riflesso di tutto ciò
che essa ha di più prezioso. Sacerdoti come questo nostro fratello fanno vedere
e rendono vivo l’Amore di Dio, i doni della sua misericordia,
perché e il linguaggio del cuore a metterli in sintonia con chi
ha la fortuna di
incontrarli sulla propria strada. Alla Chiesa di Pompei e stato
dato il privilegio di averlo nel suo presbiterio. Per un lungo tempo e stato questo,
l’altare della Vergine del Rosario, lo scrigno che ha custodito e nutrito la
vocazione di un sacerdote innamorato
di Maria. Sacerdote di Cristo dal cuore mariano – il caro don
Peppino – e, occorre aggiungere, dalla riconoscibile identità pompeiana. Qui ha
svolto tutto il proprio ministero, alternando l’altare, anzi prolungandolo nel
servizio svolto a fianco di
diversi pastori di questa chiesa. Il suo e stato un ininterrotto
servizio di fedeltà, svolto con dedizione e arricchito da un tratto umano che
faceva non solo trasparire,
ma rendeva presente e viva una finissima spiritualità e una
spiccata bontà d’animo. (...)
Il suo volto non era solo specchio di una gentilezza e
cordialità umana, ma lasciava intravvedere la profondità di un animo
sacerdotale affinato dalla
devozione a Maria e conformato al modello e allo stile del
nostro Fondatore. La modestia di don Peppino, la sua sana prudenza, la fedeltà
mai venuta meno, oltre che la sua saggezza e l’esperienza con cui svolgeva i
suoi delicati compiti, sono stati preziosi
anche per me in questi anni di guida alla Chiesa di Pompei,
mentre per tanti confratelli ha continuato a essere un saldo punto di
riferimento. Rivolgersi a lui era come riconoscerlo memoria storica, quale era,
della Chiesa che amava e che oggi non può che
rendergli l’omaggio che si deve ai suoi figli migliori.
✠Tommaso Caputo - Arcivescovo Prelato
Delegato Pontificio per il Santuario
(dall’omelia durante i funerali del 12 novembre 2024)