B.L. e la Nuova Pompei
San Bartolo Longo
*La Maestosa Fontana di acqua minerale in Valle di Pompei
Il Periodico il Rosario e la Nuova Pompei, fedele narratore per ventiquattro anni delle glorie della Vergine del Rosario, nelle sue pagine ha registrato pure tutte le vicende e i progressi di questa Città sorta all'ombra del Tempio, le vicende cioè e i progressi della Nuova Pompei; onde fin dall'inizio a questo Periodico demmo il titolo «Il Rosario e la Nuova Pompei». Sul principio cominciammo a parlare delle prime fermate del treno, dei casotti di legno per stazione, poi, dopo tanti sforzi, della stazione in fabbrica, e poi ancora dei nuovi Uffici qui sorti, Postali e Telegrafici, dell'incanalamento delle acque del Sarno, della Sezione qui istituita di Stato Civile, e finalmente della nuova Ferrovia Elettrica detta la Circumvesuviana.
Oggi il Rosario e la Nuova Pompei annunzia un altro fatto importante nella vita di questa Città: Il giorno 26 Agosto 1907 un grosso getto di acqua minerale è sgorgato improvvisamente in Valle di Pompei, e da esso la nuova Città si aspetta un novello rigoglio di vita industriosa e di benessere. Crediamo opportuno, per maggior intelligenza dei visitatori in generale e per gli scienziati in ispecie, di esporre i fatti e le circostanze che hanno preceduto l'avvenimento di questa esplosione di acqua minerale, la quale ha destato la curiosità e l'ammirazione dei paesi limitrofi, e fa accorrere ogni giorno centinaia e migliaia di visitatori.
*Gli strati geologici del Pozzo Artesiano
Nel 1900 il Conte Francesco De Fusco, figliastro del Commendatore Bartolo Longo, formò il pensiero che nella villetta della sua casa, posta nella Piazza della Nuova Pompei, trivellando il terreno col sistema dei pozzi artesiani, avrebbe probabilmente rinvenuta l'acqua zampillante per irrigare i suoi fondi.
A cinque metri di profondità, dopo lo strato di terreno vegetale, egli rinvenne dell'acqua latente, acqua che per altro si trova in tutto il sottosuolo di Valle di Pompei.
Sino a sette metri i lavori furono in un certo modo agevoli, perché sotto l'acqua latente vi era uno strato di lapillo dello spessore di quasi tre metri. Ma sotto il lapillo fu trovato un masso duro come pietra, che i Valpompeiani chiamano comunemente tuono, cioè il tasso, formato certamente dall'antica eruzione vesuviana di acqua bollente e cenere, e disteso come coltre mortuaria, su cui cadde quel lapillo che distrusse l'antica Pompei. Questo tasso o tuono forma uno strato impermeabile, e forte siffattamente da bisognare la punta del piccone per romperlo. E qui è bene far notare, che tutta la Nuova Pompei è fabbricata su questo tasso, giacchè presenta tale resistenza da incoraggiare gli abitanti a fabbricarvi sopra. Il trivello del fabbro perforò questo tuono, e poi penetrò il seno di una terra ferruginosa che si abbassava per altri tre metri.
dieci metri. Il Conte De Fusco reputava di aver vinto e superato i maggiori ostacoli; ma a trentaquattro metri di profondità fu trovato un secondo strato di lava vesuviana Giunti a quindici metri di profondità, si incontrò una difficoltà seria, cioè un masso enorme di lava vesuviana della profondità di nove metri. A poco a poco, con grande pazienza, si giunse a perforare anche questo enorme strato. Poi, a ventiquattro metri lo scalpello perforatore penetrò in un terreno vergine rossastro, e fu agevole giungere sino al fondo che raggiungeva, chi sa di qual secolo prima del 79, epoca della distruzione di Pompei.
E lentamente si cominciò a perforare questo secondo strato di lava durissima. Per buona sorte questa seconda lava era di soli quattro metri di spessore, e copriva un fondo di melma verdastra, la quale aveva una profondità di sei metri. Fu facile allora toccare il fondo della melma, ma la punta del trivello fu respinta bruscamente: aveva incontrato un terzo strato di lava vesuviana durissima. Passò del tempo anche per forare a poco a poco questo terzo strato di lava; e dopo due metri si trovò terra ferruginosa. E questa si profondava ancora altri dodici metri sotto. Sembrava oramai che corpi solidi e duri non avessero più ad ostacolare l'azione perforatrice del trivello.
Ma fu una disillusione, quando a cinquantotto metri e mezzo di profondità s’incontrò ancora un altro strato di lava preistorica. Finalmente anche questa fu perforata, e parve allora di aver raggiunto il fondo da cui dovesse zampillare l'acqua. Neppure! Si giunse sino a ottantacinque metri di profondità, ed allora cominciarono ad estrarsi arena, ghiaia, gusci di conchiglie fossilizzate, frantumi di stalattiti e pietruzze di silice durissima. I lavori duravano lenti e pazienti e non privi di difficoltà.
Il tubo di ferro introdotto nelle viscere della terra raggiungeva già la profondità di novantasei metri, quando il Conte De Fusco, e per una infermità sopraggiuntagli, e per la poca speranza oramai di un felice risultato, abbandonò l’impresa. Si coprì la bocca del tubo, che era a circa due metri dalla superficie del terreno della sua villetta, con una pietra di marmo e con terreno fu colmato pure il fosso.
*L’esplosione inaspettata dell’alto getto di acqua minerale
Dopo cinque anni dacchè erano chiusi ed interrati i lavori del pozzo artesiano, il Conte De Fusco, nel luglio del 1907, per proprio svago, pensò di utilizzare con una pompetta a mano, il deposito di quell’acqua latente, di cui più sopra abbiamo parlato, per innaffiare fiori ed aranci della sua villetta. Il giorno dopo la festa di S. Bartolomeo, lunedì 26 Agosto, mentre che il Conte si divertiva ad innaffiare con quella piccola pompa, s’intese ad un tratto un sordo rumore sotterraneo, che scosse gli animi di quanti eran presenti. Si fece attenzione.
Il rumore andava man mano aumentando d’intensità, fino a sembrare boati del Vesuvio. Furono pochi minuti di ansia, quando improvvisamente si sprigionò da quel tubo una maestosa colonna, imponente, d’acqua nera con cenere, terra, pietre e fin anche gusci di conchiglie, e con tale violenza da spingersi in aria oltre i dodici metri. La colonna d'acqua del diametro di tredici centimetri invase in pochi minuti tutta la villa, e minacciava di allagare le circostanti campagne e la Via Sacra.
Nel terrore che invase la famiglia del Conte e tutti i vicini accorsi, il primo pensiero ispirato dalla paura, fu quello di ostruire il pozzo, gettandovi pietre, terriccio, pezzi di ferro: ma fu inutile, perchè la forza impulsiva dell'acqua gettava fuori in aria e ferri e pietre e travi. Allora si pensò di chiudere quella bocca con pesante e resistente dado cilindrico di ferro, e propriamente con quello che serviva per la ribattitura dei chiodi di freno ai tubi di ferro. Ma esso non combaciava esattamente: rimaneva perciò libero qualche millimetro di spazio da cui si riversava una parte dell'acqua, la quale per altro era tanta da formare un pino altissimo di acqua, la quale impiegare una doppia ciurma di lavoratori che faticavano notte e giorno; e, questi dopo dodici giorni e dodici notti, arrivarono a costruire una grande vasca che raccogliesse l'acqua, e una serie di canali pel discarico di essa nel fiume Sarno.
*Il fenomeno incantevole
Dal giorno 17 di Settembre la sorgente porge ai numerosi visitatori uno spettacolo ammirevole. A intervalli dal tubo di emissione comincia a sollevarsi un pino altissimo di acqua, che, a mirarlo con l'occhio, oltrepassa i trenta metri, e si riversa in una pioggia brillante di conchiglie e di pietruzze frammiste ad acqua che nel cadere sembrano, ai raggi del sole, una pioggia di perle. Molti si trattengono parecchie ore, quasi come incantati, a godersi lo spettacolo, e ritornano nei giorni seguenti, senza mai saziarsi. Tale fenomeno dura pochi secondi, e la colonna d'acqua ritorna al suo stato normale che varia dai sei ai dieci metri di altezza sul grosso volume del primo giorno. Il curioso fenomeno si è rinnovato a intervalli quasi fissi, pei primi giorni di dodici minuti, poi di quindici, e ora di venti minuti.
*I numerosi visitatori dell'Acqua Minerale di Valle di Pompei
La voce dell'inaspettato evento è corsa come folgore: ed è stato un accorrere di numerose persone ad ammirare la novità del grandioso spettacolo. Sono venuti Professori di scienze geologiche per studiare gli strati, osservando pietre e conchiglie emesse nel primo giorno; Dottori in medicina e in chimica per studiare le virtù salutaridella nuova acqua; e tutti, anche i medici, ne bevono in abbondanza, nella speranza che debba produrre gran giovamento alla salute.
Tra i visitatori hanno dato il loro nome: il Prof. Francesco Bassani Direttore dell'Istituto di Geologia nella R. Università di Napoli; il Dottor Oscar Scarpa Prof. di Chimico-Fisica nella Regia Scuola Politecnica e Prof. di Chimico-Fisica nella R. Università di Napoli; il Cav. Dottor Vincenzo Gauthier Prof. di Farmacologia nella R. Università di Napoli e Medico perito igienista; il Dottor Agostino Galdieri Coadiutore all'Istituto di Geologia nella R. Università di Napoli; il Sig. Joan Borcea Conferentiar la Universitate di Iasi (Rumenia); il Dott. Antonino Lo Surdo dell'Istituto di Fisica Terrestre dell' Università di Napoli; il Comm. Antonio Rescigno Professore di Chimica e Consigliere provinciale sanitario di Salerno; e altri personaggi distintissimi, che in tutti i giorni qui assediano la magnifica fonte, e bevono a larghi sorsi l'acqua che all'uscita è limpida, freschissima e di sapore delizioso.
*L'analisi preliminare dell'acqua minerale di Valle di Pompei
L'Avv. Comm. Bartolo Longo e il Conte De Fusco invitarono tre illustri Professori di Napoli per fare l'analisi scientifica di quest'acqua, cioè l' Illustre Professoressa di Chimica Organica al Politecnico e Assistente all'Istituto Chimico della R. Università di Napoli, Signora russa Marussia Bakunin; il Prof. Commendatore Dott. Agostino Oglialoro -Todaro Direttore dell'Istituto Chimico della R. Università di Napoli, e il Cav. Uff. Francesco Arena Professore pareggiato e docente di Chimica, Microscopia e Batteriologia nella R. Università di Napoli, i quali vennero a Valle di Pompei con gli strumenti opportuni per fare i primi studi. Attinsero l'acqua alla sorgente, la portarono a Napoli nei Gabinetti Chimici dell'Università, quivi la studiarono accuratamente, e dopo un periodo di tempo ce ne dettero l'analisi.
Quest'analisi per ora è preliminare, perchè l'analisi definitiva sistematica richiede parecchi mesi. L'analisi preliminare dell'acqua minerale pompeiana fatta dai tre illustri Professori, ha dato il più soddisfacente risultato, facendo rilevare che quest'acqua sarà utilissima per bere, per bagni e per la cura dei fanghi; perchè essa ha quasi niente solfati, pochi cloruri, ed ha invece grande quantità di bicarbonati alcalini.
Dopo quest'analisi i Professori han dato già il nome all'acqua minerale di Valle di Pompei, dicendola:
Acqua eminentemente carbonica,
acidula-alcalina, ferrata,
bicarbonata calcica-magnesiaca.
L'analisi è la seguente:
«L'acqua viene emessa dal tubo di erogazione sotto grande pressione e con una immensa quantità di anidride carbonica libera. Perfettamente limpida e incolore, di grato e fresco sapore, viene fuori alla temperatura di 14 gradi, come l'acqua del Serino, nelle condizioni cioè indicate come le migliori dagli igienisti. Ha sapore acidetto piacevolissimo, arrossa le carte azzurre del tornasole, le quali, per disseccamento, ridiventano azzurre. Lasciata all'aria perde anidride carbonica e s'intorbida per parziale decomposizione dei bicarbonati di calcio, magnesiaco e ferroso, formando così un deposito, che sarà utilissimo per la cura dei fanghi. Raccolta alla sorgente, in recipienti che possono chiudersi perfettamente, si conserva limpida.
Lascia un residuo fisso di circa cinque grammi per litro, come la Ferrata di Castellammare, la Gurgitello di Ischia e altre rinomate acque minerali. Per scaldamento perde la maggior parte del carbonato di calcio, di magnesia e di ferro. Contiene pochi cloruri e molti bicarbonati alcalini, poca silice e fosfati, tracce di solfati e nitrati dopo concentrazione; negativa la reazione dei nitriti, dimostrata con tutti i reattivi la presenza di notevoli quantità di ferro. Si può essere sicuri, per la speciale qualità dell’acqua, che l’analisi sistematica completa dimostrerà la presenza di sostanze minerali interessantissime per gli usi terapeutici.
Dall’Università di Napoli, 19 Settembre 1907
Firmati: - PROF. MARUSSIA BAKUNINPROF. CAV. UFF. FRANCESCO ARENAPROF. COMM. AGOSTINO OGLIALORO».
*Benedizione della gran Fonte
Domenica 29 Settembre, giorno sacro all’Arcangelo San Michele, con l’intervento di autorità, scienziati, pubblicisti e grande concorso di ragguardevoli personaggi e nobili Signore, preceduta dal soave canto delle Orfanelle della Vergine di Pompei e da liete marce del Concerto musicale dei Figli dei Carcerati, è stata impartita la solenne Benedizione della grande sorgente dell’Acqua minerale di Valle di Pompei, dal Rev.mo Mons. Vincenzo Celli, quale delegato di Sua Ecc. Monsignor Arcivescovo Silj.
Questi, trovandosi lungi da Valle di Pompei, volle partecipare alla solenne cerimonia col seguente telegramma diretto al Commendatore Avv. Bartolo Longo:
Impedito benedire personalmente nuova sorgente minerale, delego fare mie veci Mons. Celli, esprimendo voto fonte meravigliosa sia apportatrice sempre maggiore prosperità eccellentissima famiglia proprietaria, accresca benessere decoro Città prediletta augusta Regina delle Vittorie.
MONS. SILJ
La lieta cerimonia fu riccamente illustrata con un applauditissimo discorso improvvisato dal valente Avvocato, nostro amico, il Cav. Francesco Auriemma.
*Estratto
dei risultati dell’Analisi definitiva chimica-Batteriologica dell’Acqua Minerale
di Valle di Pompei (Di proprietà del conte Francesco De Fusco)
eseguita dai
tre illustri Professori di Napoli:
Signora MARUSSIA
BAKUNIN
Professoressa di Chimica Organica al Politecnico e Assistente
all’Istituto Chimico della R. Università di Napoli;
Cav. Uff. FRANCESCO
ARENA
Professore Pareggiato e Docente di Chimica, Microscopica e
Batteriologia nella R. Università di Napoli;
Prof. Comm. Dott.
AGOSTINO OGLIALORO-TODARO
Direttore dell’Istituto Chimico della R. Università di Napoli.
La relazione
di questa Analisi, che è costata dieci mesi di assiduo lavoro, occupa
sessantaquattro pagine di manoscritto in carta protocollo. Da essa per ora
stralciamo Risulta chiaramente la composizione chimica dell'acqua, e le
conclusioni che dall'Analisi derivano dal certificato dell'On. Comm. Antonio
Cardarelli, Professore dell'Università di Napoli, Senatore del Regno, il cui
nome illustra la Scienza medica. Con questo certificato egli specifica per
quali malattie è utile l'acqua minerale di Valle di Pompei, sia presa come bibita,
sia adoperata per bagni.
*Conclusioni
Data la
piccola quantità di cloro, la scarsissima quantità di anidride solforica e la
enorme quantità di anidride carbonica è logico dedurne che quasi tutti gli
elementi che quest'acqua contiene disciolti lo siano allo stato di bicarbonati.
E perciò,
salvo una piccola quantità di cloruro di sodio ed una piccolissima di solfato
di calcio, quest'acqua è ricca di bicarbonati alcalini, di bicarbonato di
calcio, di magnesio e di ferro; costituendo così un tipo di acqua veramente
caratteristico per la presenza contemporanea di bicarbonati alcalini,
bicarbonati alcalino-terrosi e ferroso, in assenza di nitrati, con scarsi
cloruri e scarsissimi solfati.
I metalli
alcalini sono qui tutti rappresentati; il sodio ed il potassio in quantità
notevole; in quantità piccola, ma dosabile, il litio, in tracce il rubidio ed
il cesio.
Rappresentati
sono anche i metalli alcalino-terrosi. Per il bario e per lo stronzio le
quantità sono scarse, invece l'acqua è ricca di calcio, per quanto questo
elemento sia contenuto in dose minore, eguale o di poco superiore che in altre
acque minerali di uso comune; col vantaggio di una percentuale di gran lunga
inferiore per solfati e cloruri; nè mancano i carbonati alcalini ed in quantità
opportuna vi si trova il ferro.
Il magnesio
per essere contenuto allo stato di bicarbonato e non di solfato o cloruro fa
che nell'acqua debbano riscontrarsi quelle proprietà caratteristiche dei
carbonati, con azione tanto meno tassativa degli altri sali. Le piccole
quantità di bromo, di iodio, arsenico sono certo assai preziose e completano
quel meraviglioso insieme di corpi, che danno a quest’acqua così tipiche
proprietà.
Il residuo si aggira attorno ai 4 grammi per litro, costituisce
perciò un tipo di acqua minerale leggiera, che si avvicina alle acque minerali
leggiere del bacino di Castellammare; predomina il carattere di acqua acidula,
dato l’abbondantissimo contenuto in anidride carbonica, che la fa rassomigliare
ad una vera acqua effervescente: e delle acque effervescenti ha il sapore
frizzante, che di unito alla temperatura di 14° C fa che essa dia un senso di
freschezza a chi la beve.
Lasciata a spontaneo riposo il ferro e buona parte di
calcio si precipitano, cosicché le sostanze disciolte si riducono di un quarto
circa, ma tenuto conto che nella parte precipitata si riscontrano sali di
calcio e tutto il sale di ferro, mentre non si riscontra il magnesio; l’acqua,
filtrata da questo deposito, diventa un’acqua alcalina-calcio-magnesiaca
carbonica con le proprietà delle acque alcaline leggere.
L’analisi
batteriologica ha confermato quanto era da prevedersi, data la profondità della
sorgente, cioè essere essa batteriologicamente pura e amicrobica. Dall’insieme
di questi caratteri crediamo che l’acqua, tal quale viene raccolta alla
sorgente e conservata in bottiglie ermeticamente chiuse, è da ritenersi come
acqua carbonica-acidola-alcalina-ferrata-bicarbonata-calcica-magnesiaca. Quella
che si ottiene per spontaneo riposo come acqua
alcalina-bicarbonata-calcica-magnesiaca lievemente acidola. Saggi preliminari
sulla radioattività delle emanazioni di quest’acqua furono già fatti con
risultati affermativi.
Valle di
Pompei - Salerno
È stata inaugurata
nel 1911 la linea elettrica del nuovo servizio tramviario da Valle di Pompei a
Salerno, passando per le città: Scafati, Angri, Pagani, Nocera, Cava dei
Tirreni, Vietri sul Mare. - Le vetture sono comode e belle, l'orario
comodissimo, con partenze ad ogni mezz'ora, ed anche più spesso nel prossimo maggio.
Così Valle
di Pompei divenne sempre più un centro importante fra le città che la
circondano, e, protetta dalla SS. Vergine del Rosario, procedendo sicura sulla
via della civiltà e del progresso.
*Il Servizio Telefonico a Valle di Pompei
L'inaugurazione
del servizio telefonico a Valle di Pompei
Per
iniziativa dell'Ecc.mo Mons. Augusto Silj, Delegato Pontificio per le Opere di
Pompei, il quale versò al Ministero delle Poste e Telegrafi, in nome
dell'Amministrazione del Santuario, una somma a fondo perduto; e per
interessamento dell'On. Cesare Silj, suo fratello, Deputato al Parlamento; dopo
lunghe pratiche, fu possibile ottenere l'ufficio telefonico a Valle di Pompei. I
lavori furono rapidamente compiuti, e Domenica 17 Dicembre 1911 il nuovo
Ufficio poté essere inaugurato.
Assistettero
alla solenne cerimonia moltissimo pubblico e numerose Autorità, fra le quali
notammo: il Comm. Bartolo Longo; il Rev.mo Mons. Vincenzo Celli, Segretario
della Delegazione Pontificia; il Rev.mo D. Giuseppe De Angelis, Vice
Segretario; gli On. Fusco, Guarracino e Dentice; il sottoprefetto del
Circondario Cav. Frigerio; il Sindaco di Torre Annunziata Comm. Pelagio Rossi;
il Sindaco di Scafati, Cav. Avv. Michele Giorgio con l'Assessore Vitiello; il
Sindaco di Boscotrecase; il Vice Sindaco per Valle di Pompei Cav. De Fusco; il
Cav. Gino Petrioli Direttore compartimentale dei telefoni a Napoli, con molti
impiegati dell'ufficio centrale di Napoli; il Cav. Cingotti Direttore dei
telefoni a Torre Annunziata; il Sig. Eugenio Doriani; i Consiglieri comunali di
Scafati Cav. Budi, Avv. Schettini, Item, Bianco, Fienga, e molti altri.
Telegrafò
con belle espressioni aderendo alla Festa l'On. Silj. Alle ore 11 ant. nel
piazzaletto rimpetto all'Ufficio postale, un'allegra Marcia sonata dalla Banda
musicale dei Figli dei Carcerati dette principio alla Festa. Seguì il Discorso
inaugurale del Chiarissimo Avvocato Giudice Sig. Raffaele De Filippis, ascoltato
con religiosa attenzione e frequentemente applaudito. Egli esordì ricordando la
visita dei due insigni filosofi Ruggiero Bonghi e Augusto Conti, il 25 Agosto
1891, alle Opere fondate dal Comm. Longo a Valle di Pompei. Ricordò come il
Bonghi, più che dagli attestati di Miracoli del soprannaturale, rimanesse colpito
dal miracolo di una città sorta dal nulla in pochi anni. - Che direbbe il
Bonghi - proseguì l'Oratore - se potesse vedere i progressi compiuti in altri
venti anni, e che hanno reso Valle di Pompei così armonicamente compiuta, e
sempre una delle prime sulla via della civiltà e del progresso? - Bartolo Longo
- riportiamo qui un brano testuale dell'alato
discorso,
dolenti che lo spazio ci impedisca di pubblicarlo intero, - Bartolo Longo,
mente speculativa, e cuore informato a pietà: Bartolo Longo apostolo ed
educatore ad un tempo, seppe suscitare e creare tutto questo movimento: un
altro cuore ed un'altra mente eletta, assumendone la direzione, ne assicura la
continuazione, con quello spirito di equanimità e di modernità, e, diciamolo
pure, di italianità, con cui Bartolo Longo lo volle iniziato. «E che sia così,
lo dimostra tutta la multiforme, e proteiforme attività di Monsignor Silj.
L'illustre Prelato, vigilando nell'interesse della fede, di cui è ministro
sapiente, mentre ha voluto per la parte educativa nelle opere annesse, che al
sentimento di patria e di rispetto alle sue leggi s'informasse l'insegnamento,
(e l'abbiamo sentito cantare in inni, e recitare in versi, come l'abbiamo
ammirato in azione nelle esercitazioni militari e nella palestra dell'Ospizio)
nella esplicazione delle altre sue funzioni amministrative non dimentica il
lustro ed il decoro di questa cittadina: lustro e decoro, che non si risolvono
in semplice onore della fede, in nome della quale sorse e progredì, ma di tutta
la grande patria Italiana, di cui sono figli gli apostoli che tanta fede
suscitarono, ottenendo il plauso e l'ammirazione del mondo. «Al tempio
imponente e solenne, alle case, ed alle ville decorose, alle strade ampie e soleggiate,
il fondatore della Nuova Pompei, Comm. Bartolo Longo, volle seguisse una
sapiente organizzazione dei pubblici servizi. E, assecondato dalle
Amministrazioni locali e dal Governo, ebbe la forza di attuare tutto un vasto
programma. «L'acqua e la luce, i mezzi di trasporto, la pubblica sicurezza, gli
uffici sezionali e di polizia annonaria ed urbana, la posta ed il telegrafo,
furono opera della sua azione e delle sue sollecitazioni. «Ed oggi, come nel
1884 e nel 1886 Bartolo Longo per l'inaugurazione dell'Ufficio Postale e
Telegrafico, il nobile continuatore dell'opera sua Monsignor Silj invita le
autorità ed i cittadini ad assistere nello stesso luogo, ad un'altra festa di
civile progresso; alla inaugurazione della cabina telefonica, che egli volle
destinata a pubblico servizio, per quell'alto sentimento di altruismo e di
universalità a cui s'informa tutta la sua azione di Delegato Pontificio e di
ministro di una Religione che trova nella carità la sua base fondamentale.
«Semplice,
ma importante avvenimento, come dimostra la presenza di illustri rappresentanti
la nazione, e di pubbliche autorità: semplice perché limitato alla
constatazione di un fatto: importante perché questo giorno è destinato a
segnare la data di un graduale, potente risveglio nelle industrie e nel
commercio, in tutto il prodigioso movimento ascensionale della grandezza e
della prosperità di questa Valle benedetta dal sorriso del Cielo, nell’incanto
delle sue terre, nella potenza della sua fede. «E possa il novello strumento di
civiltà, nelle sue rapide comunicazioni, annunziare sempre e solamente le buone
novelle: portare ai sofferenti la voce di conforto; ai credenti la parola di
conferma nella fede; a tutti la espressione del benessere e della pace».
Qui
l’oratore con splendido volo, e con parole armoniose come un inno di
entusiasmo, - parole che egli stesso non può ricordare, giacché, non scritte,
scaturirono spontanee in quell’istante dal suo cuore, - augurò che il telefono
assieme alle parole di fede ci portasse parole di gloria per la nostra bella
Italia, ci portasse l’annunzio della vittoria dei nostri fratelli, che laggiù
combattono per la civiltà e per la patria, e con l’annunzio della vittoria la
pace gloriosa.
Dopo vive congratulazioni all’oratore dissero ancora brevi e
calorose parole il Sindaco di Torre Annunziata Comm. Pelagio Rossi, il
Sottoprefetto del Circondario Cav. Frigerio, e gli On. Guarracino, Dentice e
Fusco. Quindi il Rev.mo Mons. Celli, dopo aver benedetti gli apparecchi
telefonici, li adoperò per la prima volta telefonando a Sua Santità Pio X e
all’Ecc.mo Mons. Silj a Roma, il quale rispose che il Santo Padre, ringraziando
e plaudendo, impartiva a tutti l’Apostolica Benedizione. Il Sottoprefetto del
Circondario Cav. Frigerio a sua volta telefonò a Sua Ecc. il Ministro
Calissano, il quale fece voti per il sempre maggiore e rapido sviluppo
dell’Ufficio postale telegrafico e telefonico di Valle di Pompei. Uno scelto
Programma musicale, eseguito con mirabile accordo e precisione dalla Banda dei
Figli dei Carcerati pose fine alla solenne cerimonia.
Chiudiamo queste brevi
notizie con vive parole di lode per il Ricevitore postale e telegrafico
dell’Ufficio di seconda classe in Valle di Pompei, Sig. Andrea Fienga. Titolare
di questo importante Ufficio fin dalla sua fondazione, cioè da oltre 25 anni,
egli sempre cortese e buono, instancabile nel lavoro, ha saputo acquistarsi la
stima e l’affetto di tutta la popolazione. A lui è stato anche affidato
l’ufficio telefonico. Vive lodi merita pure il primo Supplente di detto
Ufficio, Signor Sisto Amato, antico e fedele impiegato del Santuario.